Collezione Occhiali Antichi

Visita la collezione occhiali antichi Viggi Ottici ripercorrendo la storia dell'occhiale ed ammirando alcuni esemplari unici. Ingresso libero.

Storia degli occhiali: i pezzi unici della nostra collezione di occhiali antichi

Premessa

Tutto lo Staff di Viggi Ottica Bologna è composto da ottici appassionati al proprio lavoro. Siamo convinti che “fare ottica” non sia semplicemente vendere un occhiale. Questo oggetto, così piccolo e così personale, racchiude un fascino ed una storia che pochi altri accessori riescono ad avere.
Attraverso la collezione privata di occhiali antichi che la famiglia Viggi ha così pazientemente aggiornato nel corso degli anni, siamo lieti di presentarne una piccola parte in esposizione nel nostro Showroom.
Il lavoro di ricerca, i testi e la schedatura degli occhiali è a cura di Antichità Barberia Bologna.

Storia degli occhiali

La storia degli occhiali non è data esclusivamente dallo sviluppo tecnologico e dalla scienza ottica, ma risente dei diversi atteggiamenti storici e della necessità di presentare il proprio ruolo sociale, come pure il proprio viso agli altri. 
Cercando di comprendere le influenze culturali e le motivazioni per indossare (o non indossare) gli occhiali, si comprenderanno alcune tendenze nello sviluppo degli occhiali.

Codice miniato medioevale
ILLUSTRAZIONE 1: CODICE MINIATO MEDIOEVALE

Questo percorso, attraverso la collezione Viggi, permetterà di collocare e meglio comprendere l’origine e la funzione di quello che è molto più di un semplice accessorio. Le lenti erano note a diverse civiltà tra cui la romana, greca, ellenica ed islamica. Tuttavia, secondo le prove disponibili, le prime lenti non sono state utilizzate per l’ingrandimento ma per provocare fiamme concentrando i raggi solari nel fuoco della lente.
Per questo furono chiamati con il nome generico di “specchi ardenti”.

Primo disegno stampato che mostra occhiali antichi medici
ILLUSTRAZIONE 2: IL PRIMO DISEGNO STAMPATO CHE MOSTRA OCCHIALI ANTICHI MEDICI. QUESTO ERA IN UN LIBRO INTITOLATO LIBER CHRONICARUM DI SCHEDEL. QUESTO LIBRO È STATO STAMPATO IN GERMANIA NEL 1493 POCHI DECENNI DOPO L’INVENZIONE DELLA STAMPA A CARATTERI MOBILI.

Le origini rimangono incerte, ma le prime attività legate non solo alla produzione di lenti ma più specificatamente alla produzione di “occhiali” sono testimoniate già al termine del XIII secolo nella zona compresa tra le acque della laguna veneta fino al Cadore.

Di poco successiva e poco distante geograficamente la trasposizione pittorica di quella che è considerata la prima raffigurazione degli occhiali antichi, presenti sul volto del Vescovo Ugone dipinto da Tommaso da Modena nel 1352 ca. presso la chiesa di S. Nicolò a Treviso.

dipinto di Tommaso da Modena del 1352 che indossa occhiali
ILLUSTRAZIONE 3: DIPINTO DI TOMASO DE MODENA DEL 1352 NELLA CITTÀ ITALIANA DI TREVISO

Curiosità storica: “Gli occhiali sono stati menzionati per la prima volta nei libri di medicina in Europa all’inizio del XIV secolo. Ad esempio, Bernard Gordon, professore di medicina all’Università di Montpellier nel sud della Francia, parlò nel 1305 di un collirio come alternativa agli occhiali per gli anziani.

Nel 1353, Guy de Chauliac menzionò altri tipi di colliri per lo stesso scopo, ma concluse che sarebbe stato meglio usare gli occhiali se il collirio non avesse funzionato”.

In Europa vi fu un evento determinante, quale fu la stampa a caratteri mobili. Il diffondersi del libro pose molte persone di fronte alla difficoltà visiva di poter leggere chiaramente.
In seguito gli studi indirizzati all’ottica proseguirono con nuovi materiali e nuove produzioni, al punto che furono stabilite regolamentazioni e fondate corporazioni.
Curiosamente al pari dei progressi, crebbero le insinuazioni popolari e persino le implicazioni teologiche e pregiudiziali sull’occhiale e tra Controriforma e Protestantesimo, l’occhiale fu talvolta associato a concetti come follia, stoltezza o addirittura connivenza col demonio. Un ulteriore ostacolo era la precarietà della montatura, perché quella a compasso, di maggior uso, non era sufficientemente stabile sul viso: la prima conquista fu l’invenzione della montatura a ponte che fu propedeutica anche alle modifiche successive.

occhiali antichi dalla nave di gnalic
ILLUSTRAZIONE 4: REPERTO DALLA NAVE DI GNALIC – BELGRADO

Curiosità storica: “Nel 1583 una nave mercantile veneziana affondò nel mare Adriatico al largo delle coste dell’odierna Croazia. I subacquei hanno recuperato i contenuti nella metà degli anni ’60 per il museo di Belgrado. Nella stiva c’erano 240 paia di occhiali antichi di cuoio in scatole, una dozzina del tipo noto per essere stato realizzato a Norimberga. Ciò rivela un fiorente commercio di esportazione, tramite corrieri internazionali, per un tipo di montatura per occhiali antichi che gli storici avevano finora considerato raro poiché prima che questo naufragio fosse scoperto solo poche decine di esemplari di occhiali in pelle erano stati identificati in musei e collezioni private di tutto il mondo.

Nel XVIII sec. compaiono i primi sistemi di sostegno con cordine o lacci in cuoio passanti dal telaio e fissati intorno alla testa. Sempre nel XVIII sec, si adottarono sistemi ad arco in appoggio sulla sommità centrale del cranio, che rimanevano poi celati da parrucche e copricapi in voga all’epoca.

Nel 1730 un ottico inglese, Edward Scarlett (1688 – 1743 Londra), inventò gli occhiali “templari”, con due corte stanghette che non superavano le tempie; poco più tardi il sostegno si allungò passando dietro le orecchie. Con la tipica grazia e frivolezza settecentesca, le montature si fanno in oro e argento e si arricchiscono di decorazioni a volute e smalti, a volte con pietre preziose; l’occhialetto/lorgnette, non proprio comodo, era retto a mano da una stanghetta laterale oppure aveva forma di forbice allacciata con una catenella.

litografia francese del 1820
ILLUSTRAZIONE 5: LITOGRAFIA DI F. BILLY, FRANCIA 1820

La diffusione degli occhiali fu graduale e rimase legata ad ambienti ben precisi di studiosi e religiosi. L’illuminismo arrivò come un ulteriore input e si promuove così il prototipo che ancora oggi utilizziamo largamente, con l’ausilio delle aste che poggiano sulle orecchie, ottenendo una maggior stabilità dell’occhiale sul viso, questo dopo cinque secoli di studi e progettazioni.
In quel periodo l’occhiale entrava pian piano a far parte della vita quotidiana di un numero sempre maggiore di persone e la sua produzione, di conseguenza, andava incrementandosi.

L’occhiale sino a questo secolo aveva una destinazione generalmente maschile, ma dal XVIII sec. con una maggiore inclusività agli studi e una maggiore partecipazione alla vita culturale ecco che lo strumento ottico entra a far parte della sfera quotidiana femminile, dando un ulteriore impulso alla diversificazione dei modelli.

Ritratto di uomo che indossa occhiali antichi colorati
ILLUSTRAZIONE 6: RITRATTO DI GENTILUOMO CON LENTI COLORATE, PRIMA METÀ DEL XIXSEC.

Si inizia a distinguere la progettazione di lenti e telai e si sperimenta in entrambi i campi le possibilità di proporre personalizzazioni. L’occhiale moderno non è più considerabile una semplice protesi, e gli artigiani iniziano ad apportare modifiche rilevanti.
I materiali e le forme testimoniano prima la funzione, poi aderiscono alle linee stilistiche dell’epoca, e si pongono progressivamente le basi per lo sviluppo di quel che vuol esser accessorio rappresentativo della persona che lo indossa.

Ritratto di uomo che indossa occhiali con lenti colorate
ILLUSTRAZIONE 7: RITRATTO DI GENTILUOMO CON OCCHIALI BLU, DI JOHN WESLEY JARVIS (1807)

Si veda anche la diffusione delle lenti colorate: agli inizi del XIX sec. gli ottici potevano proporre fino a otto sfumature di grigio, sei di verde, cinque di arancio, poi il blu in dieci gradazioni per soddisfare ogni curiosa esigenza. Tanti sono gli esempi di esigenze di lenti colorate e, oltre le indicazioni mediche, vi erano una serie di bizzarrie che andavano soddisfatte. Le lenti rosse erano indossate dall’autore francese A. Desaugiers (1772-1827) per minare la propria sobrietà conseguente al divieto, imposto dal medico, di bere vino rosso (lo stesso intento poi ripreso negli anni ’60 del XX secolo con i Theashades). Tra gli intellettuali era diffuso l’utilizzo delle lenti blu scure per poter vivere nella sensazione della luce notturna e lunare, trasportandosi in una sfera onirica e crepuscolare funzionale ad una maggior creatività. Tra gli eccessi, si arrivò a porre lenti verdi sugli occhi dei cavalli, questo durante le soste per nutrirli, credendo così di dar loro l’illusione di mangiar fieno invece che paglia.

Nell’Ottocento, per le signore dell’alta società, la gestualità di portare le lorgnette verso il viso voleva dire mostrare polso e mano, portare in primo piano quelli che a loro volta erano gli accessori di moda come anelli e bracciali, avere un gesto che coinvolgesse maggiormente l’attenzione altrui. Portare il monocolo all’occhio raccogliendolo dalla catenella legata al taschino della giacca, aggiustare le lenti per mettere a fuoco una lettura, tutto diventò poesia del gesto e alcuni divennero tendenze e moda nelle società.

camillo benso di cavour

Così oltre ai prodotti dell’industria, si svilupparono forme elaborate o bizzarre come occhialetti con un orologino inserito nel manico, o addirittura incastonati in un bastone da passeggio, o legati alle stecche di un ventaglio, senza tralasciare l’uso di lenti colorate a volte funzionali contro la luce, altre volte funzionali al dandysmo e alla ricercatezza di stile.
Con lo sviluppo dei settori industriali si affacciò l’avvento del motore e della velocità: si scoprì quindi l’utilità degli occhiali come protezione dalla polvere. Verso la fine del XIX sec., l’invenzione della celluloide, della galalite e della bachelite, aprirono la porta all’uso di resine polimeriche malleabili con cui si potevano creare occhiali di ogni forma.
Nel dopoguerra la storia evolutiva dell’occhiale prosegue, su binari diversi, dall’ottica alla multifunzione.

Gli occhiali: oggetti dal passato e del futuro

Si registrano nuovi brevetti e si presentano al pubblico anche le nuove proposte di occhiali smart. Dopo la scarsa fortuna commerciale di Google Glass (presentati nel 2014), prosegue la ricerca, con nuove collaborazioni come quella più recente tra il marchio Ray-Ban (gruppo Luxottica) e Facebook, dando origine a un accessorio che permette di interfacciarsi con la realtà aumentata, sistemi audio\video, fotografia, musica …e questo è solamente una parte di quel che sta fermentando ancora attorno al mondo dell’occhiale.

Bibliografia:

  • A. Conforti, M. Schiaffino: Occhiali sul naso, Idea libri, Milano, 1990
  • Bel vedere: gli *occhiali del Museo Luxottica>> 2 volumi fotografie di Mitchell Feinberg; (Cornuda (TV) : Grafiche Antiga 1999
  • Frederique Crestin-BilletOcchiali , Milano Fabbri, 2003
  • Chiara Frugoni: Medioevo sul naso, Laterza, Bari, 2001
  • Rosita Levi Pisetzky: Storia del costume in Italia, Istituto editoriale italiano, Milano
  • Franca Acerenza: Gli occhiali antichi : spectacles , Milano BE-MA editrice, 1988
  • Jean Claude Margolin, Paul Bièrent; Occhiali e occhilaini, Ulisse edizioni, Torino, 1989

La Collezione Viggi Occhiali Antichi

Occhiale Stenopeico

occhiale stenopeico

Occhiale Stenopeico in lamina metallica sagomata e traforata, con riportati a sbalzo in evidenza sul fronte il marchio 20/20s OAK HILL IND.1010 THIRD AVE. NEW YORK . Sul lato interno dell’asta è invece presente un decoro floreale ricorrente, mentre sul terminale è posto un foro passante per catenella. Quest’esemplare è databile nel secondo quarto del XXsec. Sull’efficacia del metodo Bates vi sono dubbi e scetticismo, ma all’inizio del XXsec. ebbe un certo seguito e ancora oggi sono in produzione occhiali traforati, ma raramente li si accosta ad un presidio medico.

Il Dr. Bates adottò per primo il foro stenopeico negli occhiali, col semplice scopo di eliminare i raggi obliqui, che cadendo fuori dalla fovea sono responsabili dei disturbi di rifrazione e degli sforzi di accomodamento. Lasciando filtrare solo i raggi di luce perpendicolari questi riescono ad attraversare il foro, e semplificano la messa a fuoco, che avviene in maniera precisa e senza sforzi di accomodazione.

“Il principio del “foro stenopeico” (e della “camera obscura” ad esso collegato) furono già studiati nel IX secolo dal filosofo e scienziato arabo Al Kindi in un trattato (De Aspectibus) giunto a noi grazie alla traduzione eseguita nel XII secolo da Gherardo da Cremona, che ne illustrò le proprietà secondo precisi riferimenti matematici. “

William Horatio Bates (Newark, 23 dicembre 1860 – New York, 10 luglio 1931)


Occhiali Protettivi

occhiali protettivi antichi

Si aprono nuove esigenze che portano a modificare il sistema dell’occhiale classico, come nel caso di questo occhiale protettivo, databile tra la fine del XIXsec e l’inizio del XXsec. In uso sia in ambito lavorativo per macchinisti di locomotive, sia in ambito più generalmente sportivo e alla guida di automobili e motoveicoli. La fine maglia metallica permetteva traspirazione e filtraggio e fu in seguito adottata anche in ambiti professionali dove schegge, scintille e polveri costituivano un rischio reale per operai e artigiani.

Uno dei marchi più noti e prestigiosi dell’ottica italiana ha esordito concentrandosi proprio sulla produzione di questi dispositivi, per poi divenire un mito internazionale dell’occhialeria; si sta parlando di Giuseppe Ratti fondatore dello storico marchio Persol.


Lorgnette

lorgnette occhiali antichi in metallo pieghevoli

Lorgnette con sistema a molla, con pulsante a pressione che permette di far sbloccare e scattare la seconda lente prendendo così la connotazione di occhiale anche se inizialmente la prima parvenza è quella di una lente d’ingrandimento. Questo elegante esemplare ha un manico dorato con inserti a smalto, e la lavorazione delle parti metalliche presenta una fitta e raffinata cesellatura.


Occhiali Pieghevoli

occhiali antichi pieghevoli con manico in madre perla

Occhiali antichi pieghevoli con impugnatura (fassamano), telaio in acciaio con impugnatura in madreperla. Il ponte si arricchisce della cerniera permettendo alle lenti di sovrapporsi perfettamente dando un ridottissimo ingombro, che consentiva di poterli nascondere nel palmo della mano. Questo modello è databile nella metà del XIXsec.

La comodità dell’occhiale aveva pari interesse sia nel momento d’utilizzo sugli occhi, sia nell’esser facilmente pronto all’uso che si trattasse di estrarli dalla tasca o di raccoglierli dal loro pendere dalla catenella assicurata all’abito o al collo.


Occhiali del XVIII sec

occhiali antichi tondi

Occhiali antichi del XVIII sec. Con lenti montate su telaio in legno ebanizzato recante fori per il passaggio dei laccetti che li assicuravano alle orecchio e il sostegno sul ponte che impuntandosi sulla fronte permetteva di tenerli saldamente in tensione e fermi.

Questo prototipo di telaio a laccetti ha avuto origine in Cina, per poi diffondersi nel vecchio continente europeo con rapida circolazione e conseguenti modifiche.

Quando gli occhiali per uso costante furono introdotti per la prima volta all’inizio del XVIII secolo, i portatori di occhiali erano considerati come persone particolari, l’interrogativo del cosa vedessero di diverso dagli altri, del motivo all’origine di questa necessità, manifestando, probabilmente, la diffidenza di chi nella nostra generazione ha guardato i primi portatori di occhiali Google


Occhiali con Lenti Blu

occhiali antichi con filtri blu

Occhiali antichi con telaio in argento e lenti color blu. Questo modello oltre al vezzo della colorazione delle lenti si pone con varie particolarità negli snodi. Il punzone con testa di lepre rimanda alla Parigi del 1820\40. Di “lenti colorate” si parla dai tempi di Neroneche osservava i gladiatori attraverso uno smeraldo. Nella Venezia del XVIII sec. si parla di occhiali alla “Goldoni” con parasole laterale e vetri verdi che proteggevano dai riverberi di luce lagunare.

Mentre nella Londra del XIX sec. nel trattato di galateo “Good Society”, una contessa sostiene per chi necessitava dell’uso delle lenti, che fosse opportuno vestire occhiali di raffinata lavorazione e con lenti blu o fumé.

In Inghilterra nel 1854, Robert Hunt scoprì che un raggio di luce che passava attraverso una lente blu poteva magnetizzare l’ago di una bussola. Nessun altro colore della lente ha raggiunto questo risultato. Di conseguenza, agli occhiali blu furono attribuiti poteri mistici, che divennero molto popolari.

Più tardi, nel 1871, il generale americano A.J. Pleasanton dimostrò che la luce solare filtrata attraverso il vetro blu scuro stimolava la crescita di piante e animali.

Tra credenze e stravaganze ne conseguì un’ampia diffusione che perdurò vari decenni.


Occhiale metallico dalle lunghe ed esili aste laterali

occhiale antico in metallo con lunghe aste

Occhiali con telaio metallico dalle lunghe ed esili aste laterali, il ponte con incontro a X raccorda la montatura delle lenti. Occhiali leggeri conservati all’interno dell’astuccio in legno di bosso. Modello databile nella metà del XIXsec.

La passione del collezionista di occhiali s’incrocia frequentemente con la storia dell’astuccio.

La fragilità dei materiali e l’importanza funzionale dell’occhiale ha portato a progettare un ulteriore accessorio che lo proteggesse da graffi e rotture. Dal cuoio al “gattuccio”, dal metallo al legno, dalle stoffe alle carte pressate, la custodia per occhiale divenne sempre più importante man mano che si diffuse il modello di occhiale, più largamente utilizzato ancora oggi, con l’unico snodo a cerniera in corrispondenza delle asticelle.


Presented to Mr. James Hamilton

occhiali in metallo pieghevoli dentro astuccio

“PRESENTED TO MR. JAMES HAMILTON from a few friends as token of respect for his public and private work PAISLEY DEC. 1845

Paisley località al confine tra Scozia e Inghilterra, area di lavorazioni industriali già dal XIX sec e dove probabilmente visse il destinatario di questo particolare omaggio. A Paisley esiste sin dal XVI sec. una nota famiglia di Hamilton. “Mr. James “ era un personaggio rispettato e stimato, stando a quanto scritto nella placca, ma purtroppo non vi sono documentazioni sufficienti a ricostruirne la personalità e l’ambito lavorativo che gli son valsi il meritato omaggio.

La custodia in questo caso scongiura il diffuso anonimato di produttori e utilizzatori di occhiali. La dedica riportata sul cartiglio testimonia stima e affetto oltre ad una pratica oggi comune, di omaggiare il collega con un pensiero che si fa oggetto in dono. Sul lato si trova un pulsante a molla per l’apertura dell’astuccio in tartaruga , ben rifinito con rivetti metallici a vista.

L’occhiale presenta il telaio in metallo dal largo ponte, e con aste estendibili, di modo che avessero un minimo ingombro nell’astuccio e massima versatilità una volta indossati.

Non vi è certezza che l’occhiale sia sempre stato custodito nell’annessa custodia, anzi sono rare le circostanze dove occhiale e astuccio siano certamente abbinati originariamente e non posteriormente.


Lorgnette metalliche dalla raffinata impugnatura

occhiali metallici tondi con impugnatura in metallo

Lorgnette metalliche dalla raffinata impugnatura, decorata con motivo naturalistico ricorrente, sagoma a intreccio che ricalca quella dell’occhiale proteggendone le lenti. Il laccio non è quello originale ma ricorda che era in uso portarli al collo o in cintura con l’ausilio di catenelle.

Lorgnette deriva dal francese lorgnon, termine che indica occhialetti da appendere, in uso dagli inizi del XIX sec.


Occhiali antichi ad arco del XVII sec

occhiali ad arco risalenti al diciassettesimo secolo

Gli occhiali ad arco, con i loro caratteristici ponti ricurvi, hanno diffusione in Europa tra il XVI e XVII sec. Un modello particolarmente in uso, a quell’epoca, fu contraddistinto dalla montatura in un unico elemento metallico sagomato (di solito in rame) per lenti rotonde, meglio conosciuti come occhiali da naso in stile Norimberga (dalla principale città di produzione dal XVII sec. fino all’inizio del XIX sec.) Questi occhiali antichi della collezione Viggi presentano una lavorazione del telaio che suggerisce la datazione tra XVII e XVIII sec e riporta, sull’arco, un singolare sigillo in piombo.


Pince-nez

Pince-nez con lenti scure verdi

Pince-nez , così chiamati per il sistema che permetteva di assicurare l’occhiale sul naso tramite un ponte con ritorno a molla, questo grazie all’utilizzo di metalli come ferro con caratteristiche intrinseche di elasticità. Questa tipologia diffusa dalla seconda metà del XIXsec, presentano varianti legate ai materiali e al sistema del ponte a “C”, che permette di indossarli sul naso senza ulteriori ausuli. Tra i pochi vantaggi vi era quello della adattabilità ai nasi dalle più differenti taglie e forme, ma poco gestibile per esempio nei casi di astigmatismo per la instabile distanza pupillare. Dal punto di vista progettuale questa tipologia rappresenta un’evoluzione non migliorativa rispetto all’uso delle aste laterali. Fu principalmente una tendenza di costume che si esaurì con l’arrivo del XXsec.

Proprio per l’epoca moderna che li adottò, non è raro trovarne esemplari con lente colorate, in questo caso in riposante tono verde.


Occhiale in Bachelite

occhiali tondi in bachelite

Occhiale della prima metà XX sec. Fu all’inizio del secolo che si adottarono telai in metallo dai fini spessori, che nella parte terminale delle aste fossero flessibili al punto d’avvolgere l’orecchio. Questo tipo di ancoraggio auricolare, dava estrema stabilità e permise di indossare gli occhiali con maggior leggerezza e senza i gesti rituali che avevano accompagnato gli esemplari del secolo precedente. L’esemplare in oggetto ha un rivestimento anellare di bachelite, che attenua il contatto sulla pelle e permette anche di poter dare una gamma cromatica nella fase di produzione del telaio. La bachelite sconvolse le produzioni industriali di oggetti d’uso comune.

La bachelite, sin dalle sue prime applicazioni nella realizzazione di montature ottiche, generò una creativa rincorsa al scoprirne le opportunità. In questo caso si tratta di un semplice rivestimento, ma a seguire negli anni si presentarono telai sempre più elaborati e fantasiosi gettando così il seme che ha generato la produzione più creativa del secondo Novecento.


Giuseppe Ratti e i Persol

Primi occhiali perso Ratti con sistema asta meflecto

Giuseppe Ratti “comincia […] a realizzare occhiali tecnicamente all’avanguardia, studiati per soddisfare le esigenze di comfort, protezione e visione ottimale, di aviatori e piloti sportivi”. Ma la storia dello storico marchio ha origini precedenti all’avvento delle lenti “affumicate”. Intraprendente personaggio con la passione per la fotografia, Ratti iniziò la sua attività all’interno dell’ottica Berry acquisendola, insieme al fratello Odoardo, nel 1917.

Nel 1938 il marchio Ratti viene riconvertito nella nuova azienda PERSOL, ancora oggi tra i più importanti brand riconosciuti a livello internazionale, icona dell’italian lifestyle.

L’occhiale in oggetto è databile tra il 1921 (anno delle prime produzioni a marchio Ratti) e il 1938, la montatura in bachelite (resina sintetica), presenta già il sistema Meflecto consistente in cilindri metallici che danno maggior adattabilità e comfort alle aste e che puntualizza la datazione verso il 1930 ca. Le aste hanno, anche, questa particolare terminazione schiacciata che ben aderisce al punto di contatto, con una conseguente maggiore stabilità.


Occhiale in lega ottone

occhiali antichi glasant a giorno

Occhiale storico con montatura in lega metallica tipo ottone, databile alla fine del XIX sec. riporta nel suo apparato decorativo motivi mediterranei e arabeschi.

In un periodo colonialista che coniugava tecniche e modelli europei, in questo caso francese, insieme alle contaminazioni e fascinazioni del mondo arabo.

Il metallo cesellato e traforato, ha uno spessore importante come il conseguente peso finale che inevitabilmente non li rendeva comodi come altre tipologie utilizzate nel medesimo periodo. Le aste laterali hanno un secondo snodo a cerniera per permetterne la chiusura entro la sagoma delle lenti, la stessa terminazione schiacciata e tondeggiante ha un decoro a traforo.


“Minimal” del XIX sec

Occhiale glasant a giorno con lenti lievemente azzurrate e aste super flessibili sottilissime

Questa montatura minimale della seconda metà del XIX sec. ha il merito di esser leggera fisicamente e visivamente. Le lenti ovali hanno una velatura fumé probabilmente per un’esigenza specifica di fotosensibilità, ma lontano dall’idea di fungere da occhiali “da sole”. Il ponte è insieme alle fini aste laterali l’unico elemento metallico . Le aste sono in pratica un sottile filo ritorto nella parte finale, che si va ad aggrappare saldamente alle orecchie, con una terminazione quasi sferica per non risultare pungente al contatto con la pelle.

Questa tipologia rappresentò un notevole progresso nella vestibilità dell’occhiale ed è precursore delle tendenze dei giorni nostri (si pensi agli occhiali minimal-art di Silhouette), donando una maggiore libertà di movimento a chi li indossava.


Occhialetto DuPont Paris

occhialetto da taschino duPont con catenella

Espressione di design raffinato, quest’occhialetto prodotto dal St.Dupont Paris, ha in sé le caratteristiche moderne orientate verso la cultura del lusso. Oltre al prestigio del marchio, si sottolinea l’originalità del modello e la sua versatilità che lo propone come gioiello da portare al collo, impreziosito anche dalla pietra incastonata sul ponte a snodo. La sfumatura cromatica della lente riprende il giallo oro del telaio e della catenella, la datazione dovrebbe collocarsi tra gli anni ’70\’80 del XX sec.

Purtroppo la maison Dupont non conserva un archivio generale completo delle varie produzioni dei decenni passati, rimanendo così anonimi il designer e la storia di questo particolare occhiale, perfettamente conservato con la sua custodia originale, che permette di presentarlo al pubblico alla stregua di un vero e proprio gioiello


Logo con pergamena

Il lavoro di ricerca, i testi e la schedatura degli occhiali antichi è a cura di Antichità Barberia Bologna, specializzata in Servizi di Consulenza e Perizie nell’ambito dell’ Antiquariato e del Mercato dell’Arte.

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