PRINCIPALI CAUSE DI IPOVISIONE

Viene ritenuto opportuno dare delle brevi descrizioni delle più comuni patologie oculari che portano o possono portare all’ipovisione.

Le cause che conducono all’ipovisione variano a seconda dell’età: nel neonato ci può essere una inabilità visiva congenita: toxoplasmosi, glaucoma, cataratta, atrofia del nervo ottico, retinopatie o albinismo. Nell’adulto la miopia degenerativa, la retinopatia diabetica, la malattia di Stargardt, la retinite pigmentosa, le uveiti, il glaucoma ed il distacco di retina portano a grave deficit visivo. Nell’anziano, sembra ormai appurato che la degenerazione maculare senile (DMS) sia la causa più frequente di invalidità visiva.

Qui di seguito vengono discusse le principali patologie che possono portare all’ipovisione:

Glaucoma : Le alterazioni glaucomatose del campo visivo interessano solitamente l’area di Bjerrum: tale area è concentrica al punto di fissazione, che non vi appartiene, e si estende tra i 10° e i 18° comprendendo quindi la macchia cieca. L’evoluzione delle alterazioni del campo visivo può essere schematizzata come segue:

  • Stadio di ingrandimento degli angioscotomi

  • Stadio di comparsa di scotomi isolati pericentrali

  • Stadio di scotoma arciforme

  • Stadio di interessamento dei settori nasali del campo visivo

  • Stadio degli isolotti centrali e temporali di Malbran

  • Stadio terminale

Una più dettagliata analisi delle alterazioni del campo visivo è discussa nella sezione ‘CAMPI VISIVI e CAMPIMETRIE’.

Degenerazione Maculare Senile (DMS) o Giovanile (DMJ) : Entrambe le affezioni causano una ridotta acuità centrale o anche lo scotoma centrale. La DMS è la maggior causa di ipovisione nel paziente senile.

La Degenerazione Maculare Giovanile è anche detta di Stargardt, compare di solito fra i 15 ed i 30 anni, ha carattere scarsamente evolutivo e nella maggior parte dei casi comporta un visus residuo fra un minimo di 3/10 ed un massimo di 6/10.

Retinite Pigmentosa : E’ un’atrofia dei bastoncelli ereditaria.La perdita del campo visivo è progressiva e a sviluppo lento e, poiché non vi sono terapie, per il paziente è una condizione deprimente.

Con il termine Retinite Pigmentosa si definisce un gruppo di malattie ereditarie caratterizzate da una degenerazione progressiva della retina che interessa entrambi gli occhi. Spesso accanto al termine Retinite Pigmentosa vengono utilizzate anche altre definizioni dal significato analogo come: Retinosi Pigmentaria, Retinopatia Pigmentosa, Degenerazione Tapeto-Retinica, ecc.

La capacità visiva del soggetto colpito viene progressivamente ridotta, fino a giungere in molti casi alla completa cecità. Le cause che determinano questa infermità sono ancora sconosciute e di conseguenza non esiste alcuna cura per i malati. L’unica informazione certa di cui si dispone è l’origine genetica della Retinite Pigmentosa, la quale viene trasmessa ereditariamente, di generazione in generazione, seguendo meccanismi ormai noti ai genetisti.

I principali sintomi sono essenzialmente due:

Cecità Crepuscolare e Notturna

Cioè la difficoltà a vedere in condizioni di scarsa illuminazione (muoversi e guidare di sera o di notte) o problemi di adattamento nel passare dagli ambienti illuminati a quelli oscuri (entrare in una sala cinematografica buia). Questo fenomeno è dovuto al fatto che, almeno per la maggior parte dei casi, la malattia nelle prime fasi dello sviluppo aggredisce prevalentemente i bastoncelli.

Restringimento del Campo Visivo

Si manifesta con la difficoltà nel percepire gli oggetti posti lateralmente, oppure con l’inciampare nei gradini o negli ostacoli bassi. L’alterazione del campo visivo è progressiva e può giungere ad interessare anche la parte centrale dell’occhio, con perdita del visus. La velocità di progressione della malattia e l’età di comparsa dei sintomi variano in relazione a molti fattori tra cui il modello di trasmissione genetico.

Toxoplasmosi : Il soggetto presenta un notevole calo dell’acuità centrale, ma un campo visivo periferico normale. Solitamente il soggetto è costretto ad utilizzare un’area eccentrica per la fissazione.

Retinopatia Diabetica : Costituisce una entità clinica ben definita. Poiché la malattia diabetica ricorre con maggior frequenza nel sesso femminile, anche la retinopatia predilige questo sesso. Le probabilità di comparsa di questa affezione aumentano con la durata della malattia di base: si ritiene che, a 10-15 anni dall’insorgenza del diabete, la retinopatia ricorra in oltre il 60% dei casi. Il controllo ed il compenso dello stato diabetico sembrano avere un ruolo non indifferente nel limitare i danni derivanti da questa complicanza.

Ci possono essere notevoli riduzioni dell’acuità centrale in relazione alla gravità dell’edema retinico.

Albinismo : Il soggetto presenta ridotta acuità centrale, fotofobia e un elevato errore rifrattivo.

Distacco della Retina : Conseguente a retinopatie diabetiche proliferanti, miopie degenerative, traumi, ecc… produce riduzione del campo visivo e abbassamento dell’acuità visiva, in relazione alla grandezza della rottura, alla posizione della rottura, e al trattamento necessario per la cura del distacco.

I pazienti ipovedenti possono appartenere a seconda dei sintomi della loro minorazione visiva ad uno o più di questi cinque gruppi fondamentali:

  • Persone con scotomi centrali

  • Persone con gravi difficoltà nel controllo del movimento degli occhi (NISTAGMO)

  • Persone con visione periferica limitata, ma con visione centrale parzialmente conservata

  • Persone con ambliopia secondaria a difetti rifrattivi e retinopatia diabetica

  • Persone con visione paracentrale ridotta e visione centrale e periferica conservata

I pazienti appartenenti al primo gruppo (SCOTOMA CENTRALE), non possono usare la macula, e non riescono a leggere o a vedere i dettagli a distanza.

Al primo gruppo appartengono prevalentemente pazienti affetti da degenerazione maculare, toxoplasmosi, neuriti ottiche e coroiditi.

Purtroppo la macula è la zona retinica con la più alta densità di coni, è cioè quella adibita alla visione del dettaglio e dei colori. Dal grafico appare evidente che la massima acuità visiva è raggiunta proprio in quella ristretta area, e vi è un decadimento esponenziale mano a mano che ci si allontana da tale area.

massima acuità visiva

Per compensare la scarsa acuità, si rende necessario ingrandire l’immagine e farla cadere in una zona di retina sana paramaculare.

La nuova “falsa” macula dipende dalle dimensioni dello scotoma (o area cieca). E’ importante situare l’immagine (tramite la fissazione eccentrica) subito fuori dallo scotoma, per evitare ingrandimenti inutili e minimizzare la fissazione eccentrica.

Più l’immagine è lontana dalla fovea, maggiore è l’ingrandimento necessario e quindi più corta sarà la distanza di lettura.

I campi temporale e nasale della retina, non vengono usati normalmente perché la stampa scorre orizzontalmente e un campo di fissazione dovrebbe essere il più ampio possibile sul piano orizzontale, per offrire le migliori condizioni di lettura.

I pazienti appartenenti al secondo gruppo (NISTAGMO ANOMALO), non riescono a controllare i movimenti degli occhi. Questo difetto può essere congenito o trarre origine da una ridotta visione bilaterale nella prima infanzia, o può essere associato ad altre anomalie, quali cataratta congenita o albinismo.

Questi soggetti devono imparare a muovere la testa anziché gli occhi: ciò permette agli occhi di rimanere stabili il più possibile, in una posizione ove il nistagmo è ridotto al minimo.

I pazienti appartenenti al terzo gruppo (PERDITA DELLA VISIONE PERIFERICA), sono prevalentemente i soggetti affetti da retinite pigmentosa o glaucoma cronico ed hanno grossi problemi di orientamento e deambulazione.

La visione a distanza ravvicinata non è totalmente compromessa: con l’ausilio di ingrandimenti relativamente bassi è possibile la lettura della stampa del giornale.

L’entità dell’ingrandimento deve essere il minimo indispensabile, perché il soggetto, durante la lettura, vede solo un minimo numero di lettere e questa situazione rende la lettura molto lenta. Essi devono imparare a muovere gli occhi per brevi tratti alla volta facendo pause più frequenti per ogni riga di testo. Un altro sistema può essere quello di tenere gli occhi fermi e far scorre il testo entro la visione residua centrale.

Per la visione a distanza si possono infine consigliare dei piccoli grandangoli per allargare il campo visivo del 20-30%.

Nel quarto gruppo (AMBLIOPIA) sono presenti persone con strabismo non curato con perdita dell’occhio migliore e a vizi rifrattivi trascurati come miopie monolaterali elevate.

Anche in questo caso è necessario ricorrere ad ausili ottici per via della bassa acuità, ma non è necessaria la fissazione eccentrica.

Nel quinto gruppo (DEFICIT PARACENTRALI) vi sono soggetti con ancora un buon residuo visivo (3-4/10). Il loro problema però, è causato da retinopatie diabetiche con edemi maculari, per questo motivo la lettura risulta essere difficoltosa perché l’edema non permette di percepire lettere distinte.

Anche in questo caso ausili per ipovedenti diventano necessari, in abbinamento ad un accurato studio del campo visivo per stabilire quali aree della retina sono sfruttabili con più soddisfazione.



Daniele Corsini foto L’autore: Daniele Corsini è ottico-optometrista e collabora da oltre 15 anni con Viggi Ottici occupandosi delle misurazioni della vista, della prescrizione di lenti Zeiss iScription e progressive. E’ inoltre responsabile della parte ‘LOW VISION’ (ipovisione) specializzandosi nell’utilizzo di sistemi ingrandenti elettronici e telescopici per ipovedenti. Dal 2005 al 2010 è inoltre stato responsabile del centro di chirurgia refrattiva (LASER) presso l’Ospedale Privato Accreditato di Villa Laura, a Bologna.

Per saperne di più scrivici: info@viggiottici.com